In sintesi
- La A7R II monta un sensore BSI da 42,4 megapixel: file da 7952x5304 pixel che reggono un crop a metà fotogramma mantenendo circa 21 megapixel utili.
- Oggi una A7R II usata in buone condizioni sta tra 750 e 950 euro: nel 2015 costava 3.500 euro di listino.
- I limiti veri non sono la risoluzione ma l'autonomia (circa 290-340 scatti CIPA con la NP-FW50) e il surriscaldamento in 4K oltre i 20 minuti.
- L'otturatore è dato per 500.000 cicli, quindi un esemplare con 60.000 scatti ha ancora l'88% della vita utile davanti.
Ogni due settimane entra in negozio qualcuno che vuole passare al full frame e ha 800 euro in tasca. Nove volte su dieci la domanda è la stessa: meglio una macchina recente da 24 megapixel o una vecchia ammiraglia da 42? La Sony A7R II è esattamente il centro di questa domanda, perché nel 2015 costava 3.500 euro e oggi te la porti via con meno di mille.
In questo articolo ti dico cosa fa ancora bene quel sensore dopo dieci anni, dove la macchina mostra l'età in modo fastidioso, cosa controlliamo noi prima di metterne una in vetrina e quando invece ti conviene guardare altrove. Senza girarci intorno: la A7R II non è la scelta giusta per tutti, e ti spiego per chi non lo è.
Cosa significano davvero 42 megapixel su un sensore del 2015
Un file RAW della A7R II misura 7952x5304 pixel e pesa tra 42 e 82 MB a seconda che si scelga la compressione lossy o quella non compressa. Nel 2015 questo era il sensore più denso mai montato su una full frame, e a dieci anni di distanza resta più risoluto di quello che trovi su gran parte delle mirrorless nuove sotto i 2.000 euro. La risoluzione non invecchia: un pixel del 2015 e uno del 2025 catturano la stessa quantità di dettaglio.
7952x5304 pixel: quando servono e quando no
La domanda giusta non è "quanti megapixel", ma "cosa ci fai". Ecco i casi in cui i 42,4 MP cambiano concretamente il risultato:
- Stampa fine art fino a 60x40 cm a 300 dpi senza alcuna interpolazione. Con una 24 MP a quelle dimensioni scendi a 250 dpi effettivi.
- Crop che elimina metà dell'area del fotogramma: ti restano circa 21 MP utili, cioè un file ancora pieno. Spingendo fino al crop 1,5x resti sopra i 18 MP, ed è il motivo per cui molti usano un 70-200 come se fosse un 300 mm.
- Raddrizzamenti e ricomposizioni in architettura, dove correggere una linea cadente ti mangia il 10-15% del frame.
E i casi in cui non cambia niente: Instagram ridimensiona a 1080 px sul lato lungo, cioè meno del 14% della larghezza nativa. Un post social scattato con una A7R II e uno scattato con una A6000 arrivano identici al pubblico. Se pubblichi solo online, stai pagando per un vantaggio che non vedrai mai, e in cambio riempi il disco tre volte più in fretta.
Il vantaggio del BSI: perché non è il solito sensore ad alta risoluzione
La regola empirica dice che più pixel su una superficie fissa significa fotositi più piccoli e quindi più rumore. La A7R II aggira il problema con l'architettura retroilluminata: il cablaggio del sensore viene spostato dietro lo strato fotosensibile invece che davanti, e le microlenti sono gap-free, senza spazi morti tra un fotosito e l'altro. Risultato pratico: più luce raccolta a parità di dimensione del pixel.
Sul campo questo si traduce in ISO 3200 pienamente utilizzabile senza interventi particolari, e ISO 6400 recuperabile con una riduzione rumore ragionata in post. Non è il livello di una A7S, che nasce per tutt'altro, ma è molto più di quanto ci si aspetti da 42 megapixel su un progetto del 2015.
Gamma dinamica: circa 13,9 stop misurati a ISO 100
Il dato interessante è cosa ci fai. Nei paesaggi controluce recuperi le ombre di 2-3 stop in sviluppo RAW mantenendo il rumore sotto controllo e senza virate cromatiche evidenti. Oltre i 3 stop il rumore cromatico nelle ombre profonde diventa visibile e il colore inizia a sporcarsi verso il magenta.
Vale lo stesso negli interni: esponi per la finestra, poi tiri su la stanza. È un margine che ti evita il bracketing nel 90% delle situazioni.
Da noi trovi in questo momento una Sony A7R Mark II a 800 euro, revisionata in laboratorio.
I limiti reali della A7R II, quelli che scopri al terzo giorno d'uso
Il primo giorno guardi i file al 100% e pensi di aver fatto l'affare della vita. Il terzo giorno sei in giro con tre batterie in tasca, hai perso una raffica perché il buffer era pieno e stai bestemmiando contro il menu Sony. Nessuno di questi problemi riguarda la qualità dell'immagine. Riguardano tutto il resto.
Batteria NP-FW50: 290-340 scatti dichiarati, meno in inverno
La NP-FW50 è la stessa batteria delle Sony APS-C entry level, montata su un corpo full frame che deve alimentare un sensore da 42 megapixel e uno stabilizzatore a 5 assi. Il dato CIPA parla di 290-340 scatti a carica, ma il numero reale dipende da quanto tieni acceso il mirino elettronico. In una giornata di riprese vere, con la macchina accesa a intermittenza per ore, si scende sotto i 250.
La contabilità pratica è questa:
- Uso turistico o street: 2 batterie bastano per una giornata normale.
- Matrimonio, evento, reportage: servono 4 batterie, non 3. Il quarto pacco è quello che ti evita di razionare gli scatti nell'ultima ora.
- Inverno sotto i 5 gradi: aspettati un calo del 25-30% sulla resa. Le batterie di scorta vanno tenute in tasca interna, non nello zaino.
Le originali Sony costano intorno ai 55-70 euro, le compatibili di marca decente stanno sui 15-20 euro. La A7R II si ricarica via micro-USB, quindi con un power bank da 10.000 mAh si tampona in trasferta, ma la ricarica interna occupa la macchina: non è una soluzione, è un ripiego.
Buffer e scrittura: 5 fps che durano poco
La raffica dichiarata è 5 fps, ma il numero che conta è un altro: circa 23 RAW compressi prima che il buffer si saturi. Sono meno di cinque secondi di raffica continua. Dopo, la macchina rallenta a un ritmo dettato dalla velocità di scrittura sulla scheda.
Il collo di bottiglia è lo slot SD singolo UHS-I. Non esiste UHS-II su questo corpo, quindi comprare una scheda da 300 MB/s non cambia nulla: il limite è il controller della fotocamera, non la scheda. In RAW non compresso il buffer si riempie ancora prima, intorno agli 8-9 fotogrammi.
Detto senza giri di parole: non è una macchina da sport, da fauna in volo o da bambini che corrono in salotto. È una macchina che premia chi scatta un fotogramma alla volta sapendo perché lo sta scattando.
4K interno e surriscaldamento
La A7R II registra 4K internamente in due modalità: full frame, che legge tutta la superficie del sensore con line skipping, e Super35, che campiona da una porzione più densa e restituisce un file visibilmente più definito. Il Super35 è la modalità da usare quando la qualità conta, il full frame quando serve l'angolo largo.
Il problema è termico. In ambiente caldo — una sala luci accese, un esterno estivo — la macchina va in stop dopo 20-25 minuti di registrazione continua. Non è un difetto degli esemplari usati, è il progetto: corpo compatto, sensore che scalda, dissipazione limitata. Aprire lo schermo basculante aiuta di qualche minuto, disattivare la stabilizzazione anche, ma il limite resta.
Tradotto in pratica: clip da 3-5 minuti sono gestibili, un'intervista da mezz'ora in camera fissa no. Se il tuo lavoro è video parlato lungo, questa non è la macchina, e nessuna accortezza operativa cambia il verdetto.
Ergonomia e interfaccia: niente joystick, touch assente
Qui pesano i dieci anni. Non c'è joystick per spostare il punto di messa a fuoco: si usa la ghiera a quattro frecce, e per attraversare l'inquadratura da un angolo all'altro servono una dozzina di pressioni. Lo schermo non è touch, quindi non esiste nemmeno la scorciatoia del tocco sul soggetto.
Il menu è quello della vecchia generazione Sony, prima della riorganizzazione arrivata con la serie III: voci sparse su decine di pagine senza una logica evidente. Si impara, ma servono settimane, e la memoria muscolare non si trasferisce dalle macchine recenti. Il consiglio pratico è configurare subito i tasti personalizzabili e il menu Fn, così il 90% delle operazioni quotidiane non passa mai dal menu principale.
Il grip è piccolo. Con un 24-70 f/2.8 montato il mignolo resta fuori, e dopo un'ora di uso continuato la mano se ne accorge. Un'impugnatura aggiuntiva o un battery grip risolvono, al prezzo di ingombro e peso.
Nessuno di questi limiti è nascosto o discutibile: sono tutti misurabili e li ritrovi identici su ogni esemplare. La Sony A7R Mark II che abbiamo in catalogo a 800 euro ha gli stessi difetti che aveva a 3.500 euro nel 2015. La differenza è che a 800 euro il conto torna comunque, se sai in cosa stai entrando.
Autofocus: 399 punti a rilevamento di fase su una macchina di dieci anni fa
Nel 2015 quei 399 punti a rilevamento di fase erano la risposta di Sony a chi diceva che le mirrorless full frame non mettevano a fuoco. Coprono circa il 45% del fotogramma in orizzontale, molto più di quanto facesse una reflex di pari fascia. Il problema non è la copertura né il numero: è l'algoritmo che li governa, ed è quello ad aver dieci anni.
Eye AF di prima generazione: funziona, ma va attivato a mano
L'Eye AF sulla A7R II esiste ed è preciso, ma non è il sistema continuo e automatico che trovi dal 2018 in poi. Devi assegnarlo a un tasto personalizzabile — di solito AEL o C2 — e tenerlo premuto per tutta la durata dell'inquadratura. Se lo rilasci, la macchina torna al punto AF selezionato.
Su soggetto fermo o quasi fermo la percentuale di riuscita è alta: ritratto in studio, ritratto ambientato, still life con persona. Su un soggetto che si gira di tre quarti o che cammina verso di te, l'aggancio si perde e va riacquisito. Non è un difetto, è un limite generazionale: nel 2015 nessuno faceva di meglio.
Cosa succede con i soggetti in movimento
L'AF-C regge i movimenti prevedibili. Una persona che cammina in linea retta, un ciclista su strada, un cane che corre verso di te in campo aperto: la macchina tiene. Fuori da quello scenario le cose cambiano.
- Sport indoor — luce scarsa e cambi di direzione improvvisi: percentuale di scarti alta, l'AF pompa.
- Bambini che corrono — traiettorie erratiche a distanza ravvicinata: l'AF insegue, ma con ritardo.
- Concerti e teatro — sotto EV 0 il rilevamento di fase si arrende e passa al contrasto, con tempi di aggancio lunghi.
- Uccelli in volo — non è la macchina giusta, punto.
Se questa è la tua fotografia, non comprare una A7R II per risparmiare. Guarda la Sony A7 III usata: costa di più, ha 24 megapixel invece di 42, ma il tracking è di un'altra generazione e ti porta a casa gli scatti.
Ottiche Canon EF con adattatore: funziona, ma con compromessi
Chi arriva da Canon con un parco EF può adattarlo con Metabones o Sigma MC-11. In AF singolo l'accoppiata è utilizzabile: fuoco preciso, tempi accettabili, nessun dramma. In AF continuo l'affidabilità crolla, con differenze forti da obiettivo a obiettivo — i Sigma Art via MC-11 vanno meglio dei Canon L di vecchia generazione.
Se qualcuno ti chiede se può tenere le ottiche, la risposta onesta è: sì, ma per il lavoro statico. Una Sony A7r Mark II a 800 euro con adattatore e ottiche già in casa resta un ingresso in full frame ad alta risoluzione a costo contenuto, purché tu sappia cosa stai comprando.
Quanto costa oggi e cosa controllare prima di comprarla
Oggi un corpo in buone condizioni sta tra 750 e 950 euro, ed è una delle svalutazioni più ripide che abbiamo visto su una full frame. Il motivo non è che la macchina sia peggiorata: è che Sony ha rilasciato tre generazioni successive in sette anni, e il mercato dell'usato reagisce ai numeri di modello più che alla qualità dei file.
Le fasce di prezzo dell'usato nel 2026
Sotto i 700 euro c'è quasi sempre un motivo, e conviene capirlo prima di trattare sul prezzo.
- 750-950 euro — corpo in condizioni buone o ottime, scatti sotto i 50.000, batteria originale, storia tracciabile. È la fascia sana. La Sony A7r Mark II che abbiamo in questo momento è a 800 euro, revisionata in laboratorio.
- 650-750 euro — scatti alti (oltre 100.000), gommature da rifare, spesso senza scatola né caricabatteria originale. Trattabile, ma metti in conto 60-80 euro di accessori.
- Sotto i 650 euro — o l'esemplare ha un problema noto, o è passato per tre proprietari senza documentazione. Da evitare senza una prova diretta.
Conteggio scatti: l'otturatore è dato per 500.000 cicli
Sony dichiara 500.000 cicli sull'otturatore della A7R II. Un esemplare a 60.000 scatti ha ancora l'88% della vita utile davanti, quindi il conteggio pesa molto meno che su una reflex con otturatore da 150.000 cicli. Detto questo, il numero va comunque letto: non come indicatore di usura meccanica residua, ma come indizio di quanto la macchina ha lavorato e in che contesto. Un corpo da 90.000 scatti quasi certamente ha fatto matrimoni o eventi, con la polvere e gli urti che ne conseguono.
I tre controlli specifici della A7R II
- Pixel caldi sui lunghi tempi. Scatta 30 secondi con il tappo montato, ISO 1600, riduzione rumore disattivata. Qualche pixel isolato è fisiologico e viene mappato via software; un pattern diffuso di punti colorati no.
- Gioco della baionetta. Punto debole delle prime A7, migliorato sulla II ma non risolto. Monta un'ottica pesante e prova a fletterla: una minima elasticità è normale, un movimento percepibile con clic no.
- Gommatura del grip. Tende a staccarsi sul lato del pollice con il sudore e il tempo. Non è un problema funzionale, ma è una leva di trattativa concreta: il ricambio costa circa 40 euro montato.
Firmware: verificare la versione 4.00 o superiore
Il RAW non compresso è arrivato con un aggiornamento firmware successivo al lancio, e le versioni seguenti hanno corretto il comportamento della riduzione rumore sulle lunghe esposizioni — quello che mangiava le stelle deboli in astrofotografia. Controlla il firmware dal menu prima di chiudere l'acquisto: l'aggiornamento è gratuito e si fa da casa, ma un venditore che dopo dieci anni ha ancora una versione di prima generazione installata probabilmente non ha mai aperto il manuale.
Se questa fascia di prezzo ti sembra ancora alta, vale la pena leggere il nostro pezzo sulla Sony A7 di prima serie usata: meno risoluzione, meno controlli, ma è il full frame mirrorless più economico che si trova oggi.
A7R II contro le altre full frame usate nella stessa fascia
Tra 550 e 900 euro oggi trovi tre mirrorless full frame che risolvono problemi diversi. La Sony A7r Mark II a 800 euro è l'unica delle tre con stabilizzatore sul sensore e l'unica sopra i 40 megapixel. Le altre due vincono su terreni che alla A7R II non interessano.
| Modello | Prezzo | Megapixel | IBIS | Punto di forza |
|---|---|---|---|---|
| Sony A7R II | 800 € | 42,4 | Sì | Risoluzione e margine di crop |
| Canon EOS RP | 550-600 € | 26,2 | No | Peso e autofocus Dual Pixel |
| Canon EOS R | 680-800 € | 30,3 | No | Mirino e ergonomia |
Canon EOS RP: 26 megapixel, metà del peso, autofocus più moderno
La Canon EOS RP parte da 550 euro e ne abbiamo 6 pezzi in stock. Pesa 485 grammi contro i 625 della A7R II: su una giornata di cammino la differenza si sente davvero. L'autofocus Dual Pixel copre l'88% del fotogramma e aggancia gli occhi con una naturalezza che alla Sony del 2015 manca.
Non ha stabilizzatore e i file da 26 megapixel reggono meno il recupero pesante in post. Per chi fotografa persone, viaggia leggero e non stampa oltre il 50x70, è spesso la scelta più sensata delle tre. Costa anche 200-250 euro in meno, che sono un obiettivo.
Canon EOS R: 30 megapixel e mirino da 3,69 milioni di punti
La Canon EOS R sta tra 680 e 800 euro, quindi va in concorrenza diretta con la A7R II. Il mirino da 3,69 milioni di punti è nettamente superiore ai 2,36 milioni della Sony: quando componi con luce difficile te ne accorgi subito. Anche l'ergonomia e la durata della batteria LP-E6N giocano a favore di Canon.
In cambio perdi 12 megapixel e non hai IBIS. Se il tuo lavoro non chiede crop aggressivi né stampe grandi, la EOS R è la macchina più piacevole da usare tutti i giorni.
Sony A7 III: quando vale la pena aspettare e mettere da parte altri 300 euro
Se l'uso è misto o dinamico, la A7 III è la macchina più equilibrata delle quattro. Autofocus di generazione successiva, batteria NP-FZ100 che raddoppia l'autonomia, 10 fotogrammi al secondo utilizzabili. Sta intorno ai 1.100-1.200 euro usata.
Per molti fotografi è la scelta giusta anche se costa di più. La A7R II ha senso solo se i 42 megapixel ti servono per davvero: paesaggio, still life, riproduzione, crop pesanti. Se compri risoluzione che non usi, hai speso male.
E le reflex full frame usate?
Se l'ingombro non è un vincolo, nella stessa fascia trovi reflex full frame con autonomia da 900 scatti e parco ottiche usate enorme. Ne abbiamo parlato nel dettaglio a proposito della Nikon D610, il full frame entry più sottovalutato. È un ragionamento diverso, non un ripiego.
Il conto vero: 42 megapixel pretendono ottiche all'altezza
La Sony A7r Mark II che abbiamo in negozio a 800 euro è la parte economica del passaggio. Il costo che nessuno mette in conto arriva dopo, quando monti davanti al sensore quello che hai già nel borsone e scopri che i file pesano il doppio senza mostrare un dettaglio in più. Un sensore da 42,4 megapixel non aggiunge nitidezza: rende visibile con precisione chirurgica tutto quello che l'ottica e la tua tecnica non riescono a dare.
Cosa succede con un kit zoom da 300 euro
Al centro dell'inquadratura, a f/8, quasi tutti gli zoom economici se la cavano decentemente. Il problema sono i bordi e i diaframmi aperti: lì il potere risolvente dell'ottica scende sotto quello che il sensore potrebbe registrare, e il file da 7952x5304 pixel diventa un contenitore mezzo vuoto. Ti ritrovi con 82 MB di dati che, stampati a 40x60 cm, non battono un file da 24 megapixel scattato con un fisso onesto. Paghi in spazio disco e tempo di elaborazione una risoluzione che non stai usando.
Il minimo sindacale per partire
Un fisso luminoso risolve il problema alla radice, e non serve spendere una fortuna:
- Sony FE 50mm f/1.8 — intorno ai 200 euro usato. Autofocus lento e rumoroso, ma il vetro tiene il passo del sensore.
- Samyang AF 45mm f/1.8 FE — 250-300 euro. Leggero, AF più rapido del Sony, ottimo rapporto qualità-prezzo.
- Sony Zeiss Sonnar T* FE 55mm f/1.8 ZA — 500-600 euro usato. È il riferimento: risolve oltre i 42 megapixel a tutta apertura.
Budget realistico: 200-600 euro. Sotto questa soglia, la A7R II lavora al 60% delle sue possibilità.
Micromosso: con 42 megapixel si vede tutto
La regola del tempo pari al reciproco della focale qui non basta. Con un 50mm devi stare su 1/125 o 1/160, non su 1/50, perché una vibrazione che su 24 megapixel resta sotto la soglia di visibilità qui occupa due o tre pixel e si vede al 100%.
L'IBIS a 5 assi è dichiarato 4,5 stop CIPA. Uno stop significa dimezzare il tempo di scatto a parità di risultato: da 1/125 a 1/60, da 1/60 a 1/30. Quattro stop e mezzo vorrebbero dire scendere da 1/125 a circa 1/6. Nella pratica, con file di questa densità, ne recuperi 2,5-3: arrivi a 1/15-1/30 con una percentuale di scatti buoni accettabile. Non è poco, ma non è quello che dice la scheda.
Spazio su disco e potenza del computer
| Formato | Peso file | 10.000 scatti |
|---|---|---|
| RAW non compresso | circa 82 MB | circa 800 GB |
| RAW compresso | circa 42 MB | circa 400 GB |
Il compresso è lossy, ma le differenze emergono solo in recuperi estremi delle alte luci. Per il 95% del lavoro va benissimo, e ti dimezza archivio e tempi di importazione. Se il computer ha più di sei anni e 8 GB di RAM, mettilo in conto: la post-produzione su file di questa dimensione diventa il vero collo di bottiglia, più della macchina.
Per chi ha senso la A7R II e per chi non ha senso
La A7R II non è una macchina generalista. È uno strumento specializzato che in un ambito preciso batte ancora corpi da 2.000 euro, e in altri ambiti ti fa perdere scatti che una macchina da 500 euro porta a casa. Sapere da che parte stai ti risparmia 800 euro spesi male.
Ha senso se fai paesaggio, still life, architettura o riproduzione
Tutti questi generi condividono tre condizioni: il soggetto sta fermo, hai il treppiede, hai tempo per lavorare il file in post. In questo scenario i 42,4 megapixel del sensore BSI non sono un numero da brochure, sono margine operativo reale.
- Paesaggio: stampi in grande formato senza interpolare e recuperi le ombre con la gamma dinamica del BSI.
- Still life e prodotto: il cliente chiede il crop verticale, quello quadrato e il dettaglio macro dallo stesso file. Con 7952x5304 pixel li ricavi tutti.
- Architettura: correggi le verticali in post e resti comunque sopra i 30 megapixel utili.
- Riproduzione di opere e archivi: qui la risoluzione è il requisito, non un lusso. Una A7R II a 800 euro fa lo stesso lavoro di uno scanner da diverse migliaia.
In tutti questi casi l'autonomia scarsa non è un problema: lavori su cavalletto, spesso con alimentazione USB o batterie di ricambio a portata di mano.
Non ha senso se fai eventi, sport, reportage o video lunghi
Qui i limiti si sommano invece di compensarsi. L'autofocus continuo perde i soggetti in avvicinamento rapido, il buffer si riempie in fretta perché ogni RAW pesa intorno agli 80 MB, e la NP-FW50 ti obbliga a tre o quattro batterie per una giornata di matrimonio. Il video 4K va in protezione termica oltre i venti minuti: per una cerimonia o un'intervista lunga è inutilizzabile.
Se il tuo lavoro è questo, meglio una A7 III usata, oppure restare su APS-C moderno. Una Sony a6500 che abbiamo a 600 euro ha stabilizzazione a 5 assi sul sensore e un buffer molto più profondo (oltre 100 RAW in raffica). La batteria è la stessa NP-FW50, ma con consumi inferiori: circa 350 scatti CIPA a schermo contro i 340 della A7R II, quindi due pacchi coprono una giornata invece di quattro. Meno risoluzione, molti più scatti buoni portati a casa.
Il caso limite: primo full frame per chi viene da APS-C
È la situazione più delicata. Il salto sensoriale è reale, ma il corpo è solo la prima voce del conto. Le ottiche APS-C montate in FF ti lasciano con 18 megapixel in modalità crop, quindi il corredo va rifatto.
| Voce | Spesa indicativa |
|---|---|
| Corpo A7R II usato | 750-950 euro |
| Un 35mm o 55mm FF decente | 400-700 euro |
| Due batterie NP-FW50 aggiuntive | 60-90 euro |
| Schede UHS-I veloci e capienti | 50-80 euro |
Si arriva tranquillamente a 1.400 euro prima di aver scattato la prima foto. Se quel budget totale non c'è, il consiglio onesto è tenere l'APS-C e investire su un'ottica migliore: renderà di più che cambiare corpo restando con vetri mediocri.
Cosa facciamo noi al laboratorio prima di venderne una
Una A7R II che arriva da noi non va a scaffale il giorno dopo. Passa dal banco tecnico, dove il primo dato che tiriamo fuori è il conteggio scatti reale, non quello dichiarato da chi ce l'ha portata. Su una macchina del 2015 la differenza tra 18.000 e 90.000 scatti cambia la valutazione di 150 euro, e nessuno se ne accorge a occhio.
Conteggio scatti certificato e verifica otturatore
Il contatore lo leggiamo dai metadati EXIF di uno scatto fatto in laboratorio, non dal menu della macchina — sulle Sony di questa generazione il dato non è esposto nell'interfaccia. Quel numero finisce nella scheda prodotto, e resta lì anche dopo la vendita.
Poi l'otturatore viene fatto lavorare a tutta la scala: 30 secondi, 1 secondo, 1/60, 1/250, 1/1000, fino a 1/8000. Si cerca l'esposizione disomogenea sui tempi rapidi, il classico sintomo di tendine che rallentano. Verifichiamo anche la sincronizzazione flash a 1/250, dove un otturatore stanco lascia una banda scura sul bordo del fotogramma.
Ispezione e pulizia sensore
Scatto a f/16 su fondo bianco uniforme, poi contrasto spinto in post per far emergere tutto. Sui 42,4 megapixel questo test è impietoso: un granello che su un sensore da 24 MP passa inosservato, qui occupa abbastanza pixel da essere visibile al 100%.
Se la soffiata a secco non basta, si passa alla pulizia a umido con swab dedicati. Nello stesso passaggio mappiamo eventuali pixel caldi o morti e li dichiariamo, invece di sperare che il cliente non li trovi.
Test IBIS, baionetta e stato batteria
- Stabilizzatore: raffica di 10 scatti con un 50mm a 1/15 di secondo. Se almeno 7 escono nitidi al 100%, i 5 assi lavorano. Se ne escono 2, il gruppo IBIS ha un problema e la macchina non va in vendita.
- Baionetta E: si monta un'ottica pesante e si controlla il gioco laterale. Su un corpo che ha portato zoom da 1 kg per dieci anni, la flangia può cedere di qualche decimo e falsare la messa a fuoco sui bordi.
- Batterie NP-FW50: misuriamo la capacità residua di ogni cella inclusa. Sotto l'80% del nominale la batteria non parte con la macchina, ne mettiamo un'altra. Con l'autonomia già corta di questo corpo, una batteria stanca trasforma un difetto in un problema serio.
Due anni di garanzia su tutto l'usato
Su una macchina di dieci anni la garanzia conta più che su una del 2023, per un motivo semplice: l'elettronica di consumo ha guasti a vasca da bagno, concentrati all'inizio e alla fine della vita. La A7R II è nella seconda fase. I due anni coprono otturatore, IBIS, scheda madre e display — cioè le voci che, fuori garanzia, costano tra 250 e 500 euro di riparazione su un corpo che ne vale 800.
La Sony A7R Mark II che abbiamo oggi a 800 euro ha superato tutta questa procedura. È l'unico esemplare a stock: su questo modello ne passano pochi, e quelli che non superano il test IBIS o il controllo otturatore li rimandiamo indietro.
Domande frequenti
La Sony A7R II è ancora valida nel 2026 o è troppo vecchia?
Il sensore da 42,4 megapixel regge benissimo: in termini di dettaglio e gamma dinamica è ancora allineato a macchine molto più recenti. A invecchiare sono il contorno e l'ergonomia, cioè autofocus continuo, autonomia e interfaccia. Per paesaggio, still life e architettura resta una scelta solida. Per soggetti in movimento no.
Quanti scatti dura l'otturatore della A7R II?
Sony dichiara 500.000 cicli, un valore da corpo professionale. Un esemplare con 60.000 scatti ha quindi ancora l'88% della vita utile davanti. Sulle mirrorless conta anche l'uso dell'otturatore elettronico, che non consuma nulla e su questo modello è disponibile in modalità silenziosa.
Meglio una A7R II da 42 megapixel o una A7 III da 24 megapixel?
Dipende da cosa fotografi. Se lavori su treppiede con soggetti fermi e stampi grande, la A7R II ti dà file più ricchi a 300-400 euro in meno. Se fotografi persone, eventi o bambini, la A7 III vince nettamente su autofocus, autonomia e buffer. Nel dubbio, per uso generalista consigliamo la A7 III.
La A7R II si surriscalda davvero in video 4K?
Sì, e non è un difetto degli esemplari usati ma un limite di progetto. In ambiente sopra i 25 gradi la registrazione 4K si interrompe tipicamente tra i 20 e i 25 minuti. Per clip brevi e riprese di prodotto va bene, per interviste o cerimonie no. Il menu ha un'opzione per alzare la soglia termica, ma allunga poco.
Posso usare le mie ottiche Canon EF sulla A7R II?
Con un adattatore Metabones o Sigma MC-11 sì. L'autofocus singolo funziona in modo utilizzabile, quello continuo è inaffidabile e più lento del nativo. Come soluzione di passaggio va bene, come scelta definitiva ti consigliamo di pianificare la sostituzione con ottiche FE native.
Quante batterie servono per una giornata di scatti?
Tre come minimo, quattro se fotografi in inverno o usi molto il mirino. La NP-FW50 è dichiarata per 290 scatti con mirino e 340 con schermo, valori che nella pratica scendono. La macchina si ricarica via USB, quindi un power bank in borsa risolve molte situazioni.
Che differenza c'è tra RAW compresso e non compresso sulla A7R II?
Il compresso occupa circa 42 MB, il non compresso circa 82 MB. La differenza si vede solo in situazioni estreme, tipicamente forti recuperi delle ombre accanto ad alte luci bruciate, dove il compresso può mostrare artefatti. Per la maggior parte del lavoro il compresso è sufficiente e ti dimezza l'archivio.
Vuoi vedere la nostra A7R II prima di decidere?
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Articolo scritto da Matteo per il Team ReflexMania. Ultimo aggiornamento: luglio 2026. Prezzi e disponibilità riferiti al momento della pubblicazione.