In sintesi
- Un otturatore Canon EOS RP è dato per 100.000 scatti: a 15.000 la macchina ha consumato il 15% della vita dichiarata, non è "quasi nuova" per caso.
- Il test del sensore si fa a f/16 su parete bianca in 60 secondi e rivela polvere, graffi e pixel bruciati che nessuna foto di annuncio mostra.
- Sui corpi mirrorless dal 2015 in poi il punto debole non è l'otturatore ma il gommino di innesto e i contatti dell'attacco: costano 60-120 euro di riparazione.
- Cinque minuti di test coprono l'80% dei difetti che vediamo arrivare in laboratorio; il restante 20% richiede strumenti e si scopre solo smontando.
Al banco di Ancona mi capita spesso la stessa scena: qualcuno arriva con una macchina comprata su un gruppo Facebook, la appoggia sul bancone e chiede se secondo me è a posto. Nove volte su dieci il difetto c'era già al momento dell'acquisto ed era visibile in meno di cinque minuti, senza strumenti, con la macchina in mano. Solo che nessuno gli aveva detto cosa guardare.
Questo articolo è la sequenza che uso io quando mi arriva un usato da valutare, ridotta all'osso e ordinata per rapporto tra tempo speso e difetti scoperti. Funziona in un parcheggio, in un bar, davanti a un venditore che ha fretta. Non sostituisce il banco prova del laboratorio, ma ti dice se pagare o girare i tacchi.
Prima di partire: cosa portarti dietro
Il kit per testare una fotocamera usata sta in una tasca e costa meno di venti euro. Non serve un attrezzo da laboratorio: serve solo avere con sé le tre cose che il venditore, per ragioni sue o per distrazione, potrebbe non darti. Chi si presenta a mani vuote finisce per fidarsi delle parole invece che dei file, e le parole non si guardano al monitor a casa.
Scheda SD vuota, batteria carica, torcia del telefono
Tre oggetti, tre motivi precisi.
- Una scheda SD tua, vuota e formattata. Se scatti sulla scheda del venditore non porti via niente: i RAW restano lì e tu resti con il ricordo di quello che ti è sembrato di vedere sul monitor da tre pollici. Una scheda vuota serve anche a evitare il caso opposto, cioè trovare file già presenti che non sai da dove arrivino. I test del sensore e dell'autofocus si valutano al 100% su un monitor grande, non sul display della macchina.
- Batteria carica, meglio se compatibile. "È scarica, la carichi tu a casa" è la frase che chiude la trattativa. Senza corrente non leggi il conteggio scatti, non provi la raffica, non verifichi le porte. Se il modello usa una batteria che possiedi già — succede spesso, chi cambia corpo restando nello stesso sistema — portala. Altrimenti pretendi che la macchina sia carica prima di muoverti.
- La torcia del telefono. Serve per l'attacco baionetta, i contatti dorati, l'interno della camera e gli angoli del corpo. A luce ambiente un contatto ossidato sembra un contatto normale.
Aggiungi, se ce l'hai, un panno in microfibra e un obiettivo tuo con cui provare l'innesto. Nient'altro. Un kit più grande di così non entra in tasca e non lo tiri fuori.
L'unica regola non negoziabile: luce e tempo
Il test si fa alla luce del giorno, con calma, seduti. Non in un parcheggio alle otto di sera, non con il venditore che guarda l'orologio, non "al volo che devo scappare". Sono le condizioni in cui passano i difetti che poi paghi tu.
Cinque minuti e una presa di corrente: è tutto quello che devi chiedere. Se ti vengono negati, il segnale non riguarda la fotocamera ma la persona che te la vende, ed è il segnale più affidabile della giornata. Chi ha una macchina sana non ha nessun motivo per avere fretta. È lo stesso schema che abbiamo raccontato nei cinque errori più comuni di chi compra usato: quasi tutti nascono da un acquisto fatto in condizioni che non permettevano di verificare nulla.
Se l'incontro è a casa del venditore, chiedi di stare vicino a una finestra. Se è in un bar, cerca il tavolo con più luce. Sono dettagli che sembrano eccessivi finché non provi a cercare la polvere sul sensore sotto un neon.
Test 1 — Il conteggio scatti (40 secondi)
Il conteggio scatti è il primo test perché stabilisce il contesto di tutti gli altri. Un graffio sul corpo su una macchina da 4.000 scatti racconta una storia diversa dallo stesso graffio su una da 90.000. Prima leggi il numero, poi tutto il resto acquista un significato.
Non è però una scadenza. Quando Canon dichiara 100.000 scatti per l'otturatore della Canon EOS RP (in catalogo da 520 a 600 euro, la full frame Canon RF più accessibile che passi dal nostro banco), sta dando una mediana statistica di test: metà degli esemplari supera quella soglia, l'altra metà cede prima. Un corpo a 15.000 scatti ha consumato il 15% della vita dichiarata. Non è "quasi nuovo", è usato al 15%.
Come si legge sul campo
Il metodo che funziona sulla maggior parte dei corpi: scatta un RAW con la tua scheda SD, apri il file sul telefono con un lettore EXIF gratuito e cerca il campo shutter count o image number. Serve la tua scheda, altrimenti stai leggendo un file che non puoi portare via.
- Nikon, Pentax, Sony e Fujifilm: il conteggio è scritto nei metadati del file, un lettore EXIF sul telefono lo mostra subito.
- Canon: l'EXIF non contiene il conteggio scatti. Serve un software dedicato collegando il corpo a un computer, quindi chiedi al venditore di leggerlo e mandartelo prima dell'incontro: sul posto, senza computer, non lo ricavi.
- Mirrorless con otturatore elettronico: se il corpo scatta in silenzioso, il contatore meccanico non incrementa. Una macchina usata per due anni in silent mode può mostrare 6.000 scatti meccanici e averne fatti 40.000 reali.
- JPEG: molti EXIF di JPEG perdono il campo. Se il venditore ti lascia scattare, chiedi RAW.
Quanti scatti sono tanti davvero
Il numero va rapportato al modello, mai giudicato in assoluto.
| Fascia | Esempio in catalogo | Durata dichiarata otturatore | Scatti oltre cui trattare |
|---|---|---|---|
| Entry mirrorless | Canon EOS R100 (375-400 €) | non dichiarata da Canon | oltre 20.000 |
| APS-C intermedia | Sony A6000 (360 €) / A6500 (600 €) | non dichiarata da Sony | oltre 40.000 |
| Full frame entry | Canon EOS RP (520-600 €) | ~100.000 | oltre 25.000 |
| Full frame semi-pro | Sony A7 III (800-1.000 €) | ~200.000 | oltre 60.000 |
| Video/ibrida | Panasonic GH4 (320 €) | ~200.000 | il contatore conta poco, pesa l'uso video |
La Sony A7 Mark III (800-1.000 euro, il full frame usato con il miglior rapporto autonomia-otturatore) a 30.000 scatti è ancora giovane. La Canon EOS R100 (375-400 euro, ottima come primo corpo APS-C) allo stesso numero ha lavorato parecchio rispetto a come è costruita. Se vuoi capire quanto pesa il conteggio sul prezzo finale, ne parliamo in dettaglio nella guida ai 7 parametri di valutazione.
Il conteggio che non torna
La sostituzione dell'otturatore azzera il contatore su alcune marche e non su altre: dipende dal centro assistenza e dall'anno. Quindi un numero basso su un corpo visibilmente vissuto è un'anomalia da chiarire, non una buona notizia.
Un corpo dichiarato a 3.000 scatti con il gommino di innesto lucido e le viti segnate è una di due cose: contatore ripristinato dopo un intervento, oppure macchina rimasta ferma otto anni in un armadio. Nel primo caso vuoi la ricevuta dell'intervento, nel secondo devi controllare guarnizioni e batteria. Entrambe meritano una domanda diretta al venditore, prima di aprire il portafoglio.
Test 2 — Il sensore a f/16 su parete bianca (60 secondi)
Questo è il test che ripaga di più il minuto che gli dedichi. Su un corpo mirrorless usato con qualche anno di vita, la probabilità di trovare almeno una macchia sul sensore è altissima: il sensore resta esposto a ogni cambio di obiettivo, senza specchio che faccia da barriera. La differenza tra un intervento da 30-40 euro e uno da 300 sta tutta in quello che vedi in questi 60 secondi.
La procedura esatta
Serve un obiettivo qualsiasi montato e una superficie uniforme: parete bianca, cielo terso, un foglio A4 illuminato. La sequenza è questa.
- Modalità A (priorità diaframmi), diaframma a f/16. Se l'obiettivo arriva a f/22, meglio ancora: più il diaframma è chiuso, più la polvere diventa nitida e visibile.
- ISO base — 100 sulla maggior parte dei corpi, 200 su diverse Fujifilm e Panasonic. Non alzare gli ISO: il rumore maschera le macchie piccole.
- Fuoco manuale completamente sfuocato, o a infinito puntando il cielo. Serve a far sparire il dettaglio della parete e lasciare solo i difetti del sensore.
- Muovi leggermente la macchina durante lo scatto. Qualsiasi irregolarità della parete si spalma via, la polvere sul sensore resta ferma perché è solidale al piano focale.
- Rivedi lo scatto sullo schermo e zooma al 100%, poi scorri tutta l'immagine in modo sistematico: quattro angoli e centro, non solo il centro.
Polvere, graffio, pixel: come distinguerli in tre secondi
| Cosa vedi | Cos'è | Costo |
|---|---|---|
| Macchia scura sfumata, bordi morbidi | Polvere sul filtro. Cambia posizione dopo una soffiata di pompetta | 30-40 euro |
| Linea o segno netto, identico in ogni scatto | Graffio sul filtro davanti al sensore. Non si pulisce, si sostituisce il gruppo | 200-400 euro |
| Punto singolo colorato, rosso o verde | Pixel caldo o bruciato | 0 euro se il mapping lo elimina |
La prova del nove per la polvere è la pompetta: due soffi con la macchina rivolta verso il basso, riscatti, e se le macchie si sono spostate hai polvere. Se il segno è nello stesso identico pixel, è graffio.
Il test del pixel bruciato con il tappo montato
Monta il tappo corpo, copri il mirino, scatta 2-4 secondi a ISO 1600. Il fotogramma deve essere nero. Qualche punto luminoso isolato è fisiologico su qualunque sensore con anni di uso, e il pixel mapping interno lo azzera in trenta secondi. Una costellazione diffusa, invece, dice che il sensore ha lavorato tanto in lunga esposizione o ha preso calore: non lo compri.
Sulle prime generazioni Sony full frame questo controllo pesa più che altrove, perché sono corpi con parecchi anni sulle spalle. Una Sony A7 a 400 euro resta il modo più economico di entrare nel full frame mirrorless, ma è un corpo del 2013: sensore da guardare bene. La Sony A7r Mark II a 800 euro alza l'asticella con 42 megapixel e stabilizzazione sul sensore — e proprio la densità di pixel rende ogni granello di polvere più evidente al 100%. Su entrambe, in laboratorio, la pulizia sensore è parte della revisione standard prima che il corpo vada a scaffale.
Test 3 — Otturatore e raffica (30 secondi)
Chiudi gli occhi e scatta trenta volte. È il test più veloce della sequenza e quello che i venditori si aspettano di meno, perché non guarda niente: ascolta. Un otturatore meccanico in fine vita produce un suono diverso mesi prima di produrre una foto sbagliata, e l'orecchio lo sente anche senza esperienza specifica.
Ascolta il ritmo, non il volume
Metti la macchina in raffica continua, tempo 1/500, e tieni premuto per trenta scatti. Non ti interessa quanto è rumorosa: le reflex sono più rumorose delle mirrorless per costruzione, e una Nikon D750 sana fa più baccano di una Sony scassata. Ti interessa che il ritmo sia metronomico. Ogni scatto deve suonare identico al precedente.
I segnali che contano:
- Doppio click su alcuni scatti e non su altri: le lamelle non chiudono in sincrono.
- Ritardo variabile tra uno scatto e l'altro: buffer pieno (normale dopo 15-20 RAW) oppure magneti dell'otturatore che faticano a rilasciare (non normale mai).
- Scatto che "strascica", con una coda metallica: molla di ritorno stanca.
Se il rallentamento arriva dopo dieci scatti e riparte regolare dopo due secondi, è il buffer che si svuota sulla scheda. Ripeti in JPEG: se il problema sparisce, era la scheda, non la macchina.
Bande nere e mezze immagini
Un otturatore che si blocca a metà corsa lascia una fascia nera netta su un lato del fotogramma. Sulle Sony APS-C di prima e seconda generazione usate intensamente è un guasto che vediamo arrivare con una certa regolarità, e non si presenta a comando: può comparire su uno scatto ogni venti o trenta. Con tre scatti di prova non lo vedi mai.
Quindi fai i trenta scatti e poi sfoglia le miniature velocemente, non una per una. Una banda nera salta all'occhio in scroll rapido molto più che in visione singola. Una Sony A6000 che abbiamo a 360 euro resta un ottimo primo corpo APS-C proprio perché la sappiamo sana; la stessa macchina comprata da privato con 80.000 scatti è una scommessa. Vale lo stesso per la Sony a6500 a 600 euro, che aggiunge stabilizzazione sul sensore e buffer molto più capiente: è il modello che i videomaker hanno spremuto di più, e quindi quello dove il test dei trenta scatti serve davvero.
Tempi lenti e tempi veloci
Ultimi cinque secondi. Inquadra la stessa scena e scatta due volte in manuale: prima a 1/4000, poi a 1 secondo, compensando con i diaframmi per avere la stessa esposizione teorica. Le due immagini devono avere luminosità confrontabile. Se quella a 1/4000 è visibilmente più scura o presenta un gradiente da un lato, la prima tendina è starata rispetto alla seconda. Sulle mirrorless prova anche in otturatore elettronico: se lì i tempi sono corretti e in meccanico no, la diagnosi è confermata ed è meccanica pura.
Test 4 — Autofocus, mirino e schermo (60 secondi)
Questi tre sottosistemi si testano insieme perché condividono la stessa sequenza di gesti: occhio al mirino, dito sul pulsante, pollice sullo schermo. In laboratorio li controlliamo nello stesso passaggio, e sul posto conviene fare uguale. Sessanta secondi, un soggetto contrastato e uno piatto, e hai risposto alle tre domande che contano.
AF: prova gli angoli, non il centro
Il punto centrale funziona quasi sempre, anche su corpi molto usati. È il punto più protetto e il più assistito dagli algoritmi. Quelli che si degradano davvero sono i punti periferici e il rilevamento occhi, perché dipendono da tolleranze meccaniche e da un firmware che lavora con meno luce e meno contrasto.
La procedura è questa: sposta il punto AF in un angolo estremo del fotogramma, inquadra un soggetto contrastato a 50 cm, poi punta a infinito. Alterna cinque volte. Non stai cercando l'errore singolo, che capita a qualsiasi macchina: stai cercando l'esitazione, la pompata avanti e indietro prima di agganciare. Ripeti su una superficie piatta e uniforme, un muro colorato o una porta chiusa. Se il centrale aggancia e l'angolo pompa per un secondo, hai trovato qualcosa.
Mirino elettronico: il test dei pixel morti e del ritardo
Punta il mirino verso una fonte di luce forte e muovi la macchina rapidamente da sinistra a destra. Cerchi tre cose: righe fisse che restano ferme mentre l'immagine scorre, tearing evidente nel movimento, aree più scure verso i bordi. Poi copri l'obiettivo con il tappo e guarda il nero: i pixel morti si vedono solo così.
Non è un dettaglio da poco. Sul Fujifilm X-H1, che oggi abbiamo a 650 euro con il suo mirino da 3,69 milioni di punti — uno dei migliori della generazione — la sostituzione del gruppo EVF è un intervento costoso e il ricambio non è sempre reperibile. Stesso discorso sul Canon EOS R a 800 euro. Su questi corpi un mirino con difetti non è una cosa da sistemare dopo: è un motivo per rinunciare all'acquisto o per rinegoziare pesantemente.
Schermo: cerniera, touch, delaminazione
Apri e chiudi il basculante dieci volte e senti il gioco con le dita: la cerniera deve tenere la posizione senza cedere sotto il peso dello schermo. Poi passa un dito lento su tutta la superficie touch, bordi compresi, con il menu aperto. Le zone morte sono comuni sui corpi da vlog molto usati, dove il touch è l'interfaccia principale e viene sollecitato migliaia di volte: il Sony ZV-1F a 400 euro è esattamente questo tipo di macchina, ottima come compatta da parlato ma con uno schermo che lavora tanto.
- AF periferico che pompa — calibrazione o modulo: dai 90 euro in su
- Pixel morti nel mirino — non si riparano, si sostituisce il gruppo
- Cerniera lasca — ricambio economico, ma il flat cable interno è il vero rischio
- Zone touch morte — sostituzione display, spesso non conveniente sotto i 500 euro di macchina
Test 5 — Attacco baionetta, contatti e corpo (45 secondi)
Il contatore degli scatti si può azzerare con un firmware modificato. Il gommino di innesto schiacciato, no. Questi 45 secondi sono la parte che quasi nessuno fa in trattativa, e sono quelli che raccontano come è stata trattata la macchina negli anni in cui nessuno la fotografava per l'annuncio.
Gioco della baionetta
Monta un obiettivo, tienilo con la sinistra e prova a muoverlo lateralmente rispetto al corpo. Un micro-gioco percepibile solo al tatto è normale e c'era anche da nuova. Un movimento che vedi a occhio, o un click metallico quando ruoti, significa attacco consumato o viti allentate.
Sulle mirrorless questo è il punto di usura numero uno, non l'otturatore. Corpi leggeri con obiettivi pesanti scaricano tutta la leva sulla flangia: 400 grammi di macchina che reggono un 70-200 da 1,4 kg fanno il danno. Il Panasonic GH4 che abbiamo a 320 euro è un caso opposto e istruttivo: attacco Micro 4/3, ottiche corte e leggere, flangia praticamente intatta anche su corpi con anni di lavoro video alle spalle.
Contatti elettrici e gommino di tenuta
Guarda i contatti dorati dentro la baionetta in controluce. Devono essere puliti, tutti alla stessa altezza, nessuno affondato o piegato. Un contatto sprofondato dà errori di comunicazione intermittenti con l'obiettivo, quelli che in negozio non si vedono e in campo ti bloccano il diaframma.
Poi cerca il gommino nero attorno alla baionetta, sui corpi che lo hanno. Se è schiacciato, indurito o parzialmente mancante, la tropicalizzazione dichiarata sulla scheda tecnica non esiste più. Il ricambio costa poco, ma la manodopera porta l'intervento sui 60-120 euro.
Cosa dicono gommini, viti e vano batteria
- Gommini dell'impugnatura gonfi o appiccicosi: macchina tenuta al caldo o in ambiente umido. Estetico, ma dice dove ha vissuto.
- Viti con le teste rigate: qualcuno l'ha aperta. Chiedi perché, e chiedi la fattura dell'intervento.
- Contatti del vano batteria ossidati o verdastri: infiltrazione di liquido. È il difetto che ti fa girare i tacchi.
- Slitta flash con la vernice consumata al centro: uso intenso con flash o monitor esterni, coerente con un corpo da lavoro.
Sui corpi recenti il quadro cambia. Una Canon EOS R50 V a 550 euro è sul mercato da poco più di un anno: qui non cerchi usura, cerchi incidenti. Un solo segno fuori posto su una macchina così giovane pesa più di dieci segni su un corpo del 2014. Se stai valutando il primo passaggio al mirrorless, il ragionamento su cosa è usura fisiologica e cosa no lo abbiamo sviluppato in come scegliere la prima mirrorless usata.
Test 6 — Batteria, porte e stabilizzazione (45 secondi)
Questo è l'unico blocco di test dove un esito negativo non deve farti annullare l'acquisto. Batteria, sportellini e slot sono componenti sostituibili con cifre note: se trovi un difetto qui, hai in mano un argomento per contrattare, non un motivo per andartene. La differenza rispetto ai cinque test precedenti è che qui conosci il costo esatto della riparazione prima ancora di uscire dal negozio.
La batteria che scende a scalini
Accendi la macchina, scatta venti volte in sequenza normale e guarda l'indicatore. Una batteria sana perde una tacca, forse due. Se passa da 100% a 60% in venti scatti, le celle sono degradate: la chimica non regge più il carico e l'indicatore ricalcola al ribasso sotto sforzo. Il sintomo tipico è il calo a scalini, non graduale.
Su molti corpi Sony e Fujifilm il menu mostra anche lo stato di salute della batteria in tre o quattro livelli. Se lo trovi, guardalo. Se non c'è, il test dei venti scatti resta il modo più rapido.
- Batteria originale nuova: 50-90 euro a seconda del modello
- Compatibile di marca terza: 20-35 euro, con capacità reale spesso inferiore a quella dichiarata
- Margine di trattativa ragionevole: il costo dell'originale, non del compatibile
Porte USB, HDMI e slot scheda
Infila e sfila la scheda tre volte e senti se il fermo scatta con decisione. Uno slot che non trattiene la scheda è un problema meccanico, non estetico: la scheda si sfila in borsa e il contatto salta a metà scrittura. Poi apri lo sportellino delle porte, prova la USB con un cavo tuo e verifica che la macchina risponda.
Sui corpi usati per video e vlog la porta USB di ricarica è il primo punto a cedere, perché viene collegata e scollegata ogni giorno. Lo sportellino in gomma che la copre si strappa alla cerniera: costa poco da sostituire, ma se manca del tutto la tenuta alla polvere è compromessa.
Stabilizzazione: cosa significano davvero i "5 stop dichiarati"
I cinque stop dichiarati dai produttori sono misurati in laboratorio secondo lo standard CIPA, con soggetto statico e fotografo seduto in posizione controllata. In piedi, con le mani fredde e un soggetto che si muove, il guadagno reale scende a 2,5-3 stop. Non è marketing bugiardo, è marketing misurato in condizioni che non incontrerai mai.
Il test dura quindici secondi: monta un 50mm, imposta 1/8 di secondo, scatta cinque volte a mano libera. Almeno tre devono uscire nitide al 100% di ingrandimento. Se ne salvi una su cinque, lo stabilizzatore lavora male o non lavora affatto.
Sulla Sony a6500 — che abbiamo oggi a 600 euro, primo APS-C Sony con stabilizzazione nel corpo — e sulla Fujifilm X-H1 a 650 euro, il gruppo IBIS è sospeso e si sente. All'accensione produce un ronzio breve, quasi un click meccanico. Silenzio totale su questi due corpi è un campanello d'allarme: può significare IBIS disattivato da menu, oppure gruppo bloccato. Controlla prima il menu, poi riascolta.
Cosa i 5 minuti non possono dirti
I sei test coprono circa l'80% dei difetti che vediamo arrivare in laboratorio. Il restante 20% non si intercetta in un parcheggio, e chi ti dice il contrario ti sta vendendo qualcosa. Vale la pena sapere esattamente dove finisce il metodo, perché è lì che si decide se comprare da un privato o da un negozio che si assume il rischio al posto tuo.
I difetti che si vedono solo smontando
Un corpo può passare tutti i test e avere comunque problemi che maturano nei mesi successivi. Sono guasti lenti, non rotture: al momento della prova la macchina funziona.
- Ossidazione interna — tipica dei corpi tenuti in cantina o portati al mare. Si vede sui contatti della piastra madre, non da fuori. Emerge come blocchi intermittenti dopo settimane.
- Saldature fredde — un contatto che regge finché la macchina resta ferma e salta con vibrazione o sbalzo termico. Nessun test da banco lo riproduce in cinque minuti.
- Flat cable dello schermo basculante — si consuma a forza di aperture. Lo schermo funziona, ma il cavo è già al limite. Sostituzione tra 90 e 180 euro a seconda del modello.
- Guarnizioni interne indurite — la tropicalizzazione dichiarata sulla scheda tecnica non esiste più. Lo scopri alla prima pioggia.
Cosa facciamo noi al laboratorio
Ogni macchina che entra da noi passa dal banco prima di andare in vendita, nessuna esclusa. Il ciclo è sempre lo stesso: lettura del conteggio scatti da sistema, pulizia del sensore a umido, verifica di tutti i punti AF e non solo del centrale, controllo della baionetta e dei contatti sotto lente, test della batteria sotto carico reale, prova dell'otturatore a tutti i tempi dal più lento al più veloce.
La garanzia di 2 anni sull'usato è la conseguenza di quel controllo, non una promessa commerciale. Chi non apre le macchine non può permettersi due anni di garanzia: è aritmetica, non generosità.
La domanda da fare al venditore privato
«Hai lo scontrino e la scatola?» non serve a verificare l'originalità del corpo. Serve a capire se il venditore è tracciabile e se ha tenuto conto di quello che possiede. È un indicatore di comportamento, non di prodotto.
La seconda domanda è più utile: «L'hai mai fatta aprire?». Contano la risposta e il tempo che ci mette a darla. Un «no, mai» immediato è un dato. Un silenzio di tre secondi seguito da «forse una volta, non ricordo» è un altro dato, e vale più di qualsiasi foto dell'annuncio. Su questo tema abbiamo scritto anche i 5 errori più comuni quando si compra una fotocamera usata.
La sequenza completa in ordine, da stampare
Otto controlli raggruppati nei sei blocchi che hai appena letto, meno di cinque minuti di test effettivi, più il kit in tasca: scheda SD vuota, batteria carica, torcia del telefono. L'ordine non è casuale: il conteggio scatti va per primo perché contestualizza tutto quello che trovi dopo, e il sensore va subito dopo perché è il difetto più costoso e quello che ti fa alzare e andare via prima di perdere altro tempo. Se il venditore si innervosisce mentre fai la sequenza, hai già un'informazione.
| # | Test | Tempo | Cosa intercetta | Costo se difettoso |
|---|---|---|---|---|
| 1 | Conteggio scatti da EXIF | 40 s | Uso reale del corpo | — |
| 2 | Sensore a f/16 su parete bianca | 60 s | Polvere, graffi, pixel morti | 30-40 € pulizia / 200-400 € sensore |
| 3 | Raffica di 30 scatti | 30 s | Otturatore in fine vita | 180-350 € |
| 4 | AF sui punti periferici | 30 s | Modulo AF starato | 90-300 € |
| 5 | Mirino e schermo | 30 s | Pixel morti, cerniera lasca | 120-400 € |
| 6 | Baionetta e contatti | 45 s | Usura reale, apertura pregressa | 60-120 € |
| 7 | Batteria su 20 scatti | 30 s | Celle degradate | 50-90 € |
| 8 | IBIS a 1/8 di secondo | 15 s | Stabilizzatore morto | 200-400 € |
Fai una foto a questa tabella e tienila aperta sul telefono mentre sei davanti al venditore. Non è scortesia: chi vende una macchina sana non ha nulla da temere da cinque minuti di controlli. Chi si oppone ti sta risparmiando un bonifico.
Quando fermarsi e andarsene
I deal-breaker assoluti sono tre. Tutto il resto è materiale per trattare.
- Bande nere o righe orizzontali in raffica. È l'otturatore o l'elettronica di lettura del sensore. Riparazione oltre i 300 euro quando è possibile, spesso non lo è più sui corpi fuori produzione.
- Graffio sul filtro davanti al sensore. Non si pulisce, si sostituisce: 200-400 euro più manodopera. Un graffio visibile in controluce vale più dello sconto che ti offriranno.
- Gioco evidente sulla baionetta con l'obiettivo montato. Se il set ruota o oscilla, il piano focale non è più quello di fabbrica. Rifallo con un secondo obiettivo per escludere che il difetto sia lì.
Fuori da questi tre, ragiona in cifre. Polvere sul sensore: 30-40 euro di pulizia, chiedi lo sconto e compra. Gommino di innesto consumato o contatti ossidati: 60-120 euro. Batteria stanca: 50-90 euro per un'originale. Schermo con qualche pixel morto su un corpo da 500 euro: convivici, non spendere 250 euro di modulo. Su un corpo economico la riparazione può costare più della differenza con un esemplare sano, e vale la pena guardare cosa offre il mercato allo stesso prezzo — la Sony A7 di prima serie è l'esempio tipico di macchina dove 150 euro di intervento cambiano completamente il senso dell'acquisto.
Domande frequenti
Posso fare questi test se il venditore mi dà appuntamento in un bar?
Sì, tranne il test del sensore che richiede una superficie chiara uniforme. Un muro bianco fuori dal locale o il cielo funzionano ugualmente. Quello che non puoi fare in un bar è avere fretta: se il venditore ti concede meno di cinque minuti, è già un dato.
Il venditore si offende se gli smonto la macchina davanti?
Non stai smontando niente: stai scattando trenta foto e guardando lo schermo. Un venditore onesto lo trova normale, ne ha fatti altri. Chi si irrita per un controllo di cinque minuti sta proteggendo qualcosa.
Come leggo il conteggio scatti se non ho un computer con me?
Scatta un RAW sulla tua scheda, trasferiscilo sul telefono e apri gli EXIF con una app tipo Photo Exif Editor: funziona su Nikon, Pentax, Sony e Fujifilm, che scrivono il conteggio nei metadati. Sulle Canon il dato non è nell'EXIF e serve un software dedicato collegando il corpo a un computer, quindi fattelo mandare dal venditore prima dell'incontro. Sulle mirrorless che usano l'otturatore elettronico il contatore meccanico non si aggiorna, quindi il numero sottostima l'uso reale.
Un pixel caldo isolato è un motivo per rifiutare l'acquisto?
No. Tutti i sensori sviluppano pixel caldi con l'età e il pixel mapping del firmware li rimappa in pochi secondi. Il problema sono i gruppi: una decina di punti concentrati nella stessa area indica un sensore che ha preso calore o umidità.
Quanto vale davvero la garanzia su un usato rispetto a questi test?
I test intercettano ciò che è già rotto oggi. La garanzia copre ciò che si romperà nei prossimi mesi, ed è la sola tutela contro l'usura interna che nessun controllo esterno vede. Da noi ogni macchina usata ha 2 anni di garanzia, che è esattamente il tempo in cui emergono i guasti latenti.
Se trovo un difetto piccolo, di quanto posso chiedere lo sconto?
Del costo della riparazione più il disturbo, non di più. Polvere sul sensore vale 30-40 euro, una batteria stanca 50-90 euro, una cerniera lasca dello schermo 120 euro. Chiedere il 40% di sconto per un difetto da 40 euro fa saltare la trattativa e basta.
Questi test valgono anche per gli obiettivi?
Solo in parte: l'obiettivo ha una sua sequenza, centrata su gioco delle lenti, funghi, aperture del diaframma e morbidezza dell'anello di messa a fuoco. La logica è la stessa, i gesti no. Ma il test della baionetta e quello dei contatti si fanno identici su entrambi.
Se preferisci che i test li abbia già fatti qualcun altro
Se hai dubbi su un acquisto o vuoi un consiglio per il tuo caso specifico, scrivici. Diamo consigli gratuiti perché siamo fotografi prima che venditori, e perché un cliente che compra male non torna a fotografare.
Tre modi per parlarci:
- Modulo contatti — risposta entro 24 ore lavorative
- WhatsApp al 342 362 3454 (solo messaggi)
- Telefono: 071 291 6347 (lun-ven 9-13/15-18, sab 9-13)
E se vuoi vedere subito cosa abbiamo in catalogo, esplora l'usato disponibile oggi: ogni macchina è certificata, garantita 2 anni e spedita in 24-48 ore.
Articolo scritto da Matteo per il Team ReflexMania. Ultimo aggiornamento: agosto 2026. Prezzi e disponibilità riferiti al momento della pubblicazione.